venerdì, 13 gennaio 2006
riporto da : http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Federico

Ferrara, 2/1/2006

Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.

Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.

È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…

Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro…

Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.

Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro…

Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale.

Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti… la gioia era lui.

Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza.

Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.

Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone…

È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo.

Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.

Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo…

Non è mai esistito il giorno dopo.

Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro.

L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.

Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo…

Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute.

E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro.

Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene…

Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini.

Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.

Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa…

Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori… sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.

E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì…

Mi sono risvegliata che erano quasi le otto.

Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla…

Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare…

Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.

Una voce ha risposto.

Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.

Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.

Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.

Nulla.

Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno… non sono informato…, appena avremo notizie chiameremo noi…

Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura.

Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.

La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.

Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.

E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!

E mi hanno detto che lo hanno fatto per me… perché era meglio che non vedessi.

In quel momento gli ho creduto.

La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.

Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.

Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.

Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue.

Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…

E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati…

Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.

Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità.

Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto…

Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.

Chissà quando se ne sono accorti?

L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.

Perché?

Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?

Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.

Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere…

Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?

Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore… tratto dal mattinale della questura.

Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”… questa è stata la prima ammissione di quanto successo.

Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.

Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…

venerdì, 30 dicembre 2005
Nelle sale dal 9 luglio "Pornocrazia" di Catherine Breillat
Vietato ai minori di 18 anni, niente vhs e dvd: "Troppo hard"
Rocco Siffredi voyeur e gay
film d'autore per il re del porno

Il gioco erotico tra un uomo e una donna chiusi in una stanza
di RITA CELI

Rocco Siffredi nel film
 
ROMA - Rocco Siffredi, il re del porno, diventa gay e bacia un uomo. Un ruolo difficile per lui, che ha accettato di interpretare solo perché a chiederglielo è stata Catherine Breillat, la regista che per prima ha "esportato" le sue doti naturali fuori dal circuito dei film pornografici, scegliendolo come protagonista di Romance (1999).

Anche in questo nuovo film, Pornocrazia (nelle sale dal 9 luglio distribuito in 15 copie da Sharada), l'autrice esplora la sessualità femminile. Lo fa a modo suo, citando Pasolini, Man Ray, Caravaggio e Courbet, con l'intenzione di raccontare una "fiaba iniziatica", un "teorema sull'oscenità". Unici protagonisti Rocco Siffredi e Amira Casar (sostituita da una controfigura nei primi piani "dove la donna non è guardabile").

L'incontro tra i due avviene nel bagno di un night club. La ragazza, anche se bella, è un'intrusa e non suscita interesse nel locale frequentato da omosessuali. Lui non ama le donne, lei lancia la sfida e lo convince, in cambio di tanti soldi, a passare quattro notti con lei per guardarla. Mentre una voce fuori campo scandisce il tempo che passa, lei cerca di attirarlo a sé. Lui dimostra tutta la sua avversione paragonando parti del corpo della donna a un pollo spennato, alla pelle di una rana, a un uccellino affamato ancora nel nido.

Nelle corso delle notti lui cede alla curiosità, supera paure e sentimenti contrastanti, va alla scoperta di quel corpo placido e disponibile, lo scruta e lo usa in un doloroso confronto in cui lei svela ogni più intimo particolare. "Se l'inferno ha un'anatomia, è quella di una donna" racconta la regista, anche autrice del libro da cui è tratto il film, che in Francia è uscito con il titolo Anatomie de l'enfer.

In Italia ha invece ripreso quello originale. "Pornocrazia non è l'impero della pornografia" spiega, "ma un termine inventato dai greci per criticare l'influenza delle donne in politica". Catherine Breillat dichiara di aver scritto il film per Rocco Siffredi. "Nel film bacia un uomo, interpreta un personaggio che non ha mai amato le donne, è il contrario di se stesso. Così come Amira Casar non è mai apparsa svestita in un film, ma il suo corpo ha l'eleganza di un nudo di Manet".

Amira Casar ha accettato di interpretare il ruolo, ma è stata usata una controfigura nelle sequenze più forti. "Per fare un primissimo piano" si giustifica la regista, "non ho bisogno dell'attrice. Quando un pittore vuole il viola, mischia blu e rosso, ma nessuno poi davanti al quadro chiede perché lo ha fatto. Se ho usato la controfigura non è importante, e comunque lei ha accettato di portare su di sé il valore e il simbolo del film".

Breillat insiste sul tema dell'oscenità, fortemente irritata dalle risate scaturite in sala durante la proiezione. "L'oscenità non può essere definita, non ne sono capaci registi o filosofi, ma è perseguibile per legge. Eppure davanti al quadro di Courbet L'origine du monde sappiamo che l'oscenità non esiste, è una questione di sguardo. Io ho voluto raccontare questo incontro mettendomi al posto di un uomo. Se qualcuno ride di fronte a determinate sequenze, deve chiedersi il motivo".

In Francia il film è stato attaccato da più parti, femministe comprese malgrado la supremazia della donna sull'uomo. Ma la regista è abituata agli scandali, e non si scompone alla notizia che la Eagle ha rifiutato di distribuire il film in dvd e in videocassetta.

Risponde il distributore italiano, Andrea De Liberato: "So che si tratta di un film che rappresenta un erotismo oltre ogni limite, estremo, molto più forte di tutto quello che c'è in giro, ma non mi sarei mai aspettato di trovarmi di fronte a una censura così forte da parte della Eagle Pictures che, alla vigilia dell'inizio delle vendite del dvd, si è rifiutata di distribuire il film in homevideo ritenendolo 'scandaloso e contrario alla morale pubblica'". Inutile dire che, nelle sale, il film è vietato i minori di 18 anni.

(22 giugno 2004)

repubblica.it 

 


martedì, 27 dicembre 2005
Il Trusted Computing, o più brevemente TC, (informatica fidata) è un insieme di componenti hardware-software e di specifiche che dovrebbero rendere i computer di prossima generazione più 'sicuri'. Il TC è promosso dal consorzio TCG ([WWW] Trusted Computing Group), composto dalle principali compagnie informatiche internazionali. In sostanza, grazie a questo sistema, i computer potrebbero consentire soltanto l'accesso o l'esecuzione di software specificamente autorizzato. Secondo [WWW] Richard Stallman, informatico di fama mondiale, «In passato si sono avuti problemi isolati per via di queste caratteristiche. I Computer Sicuri renderanno tali fenomeni pervasivi. Computer Inaffidabili sarebbe un nome più appropriato, proprio perché il progetto è di far sì che i computer disattendano sistematicamente le istruzioni del proprietario».


Filmato sul Trusted Computing. Se non ti è chiaro che cosa si intende per Trusted Computing, ti proponiamo di guardare questo breve filmato, che è stato realizzato per favorire la comprensione, da parte dei non addetti ai lavori, del funzionamento e delle problematiche che può nascondere questa tecnologia.


www.no1984.org

Forza Italia, casa della libertà: riprendiamoci quelle parole

 
Lettera a Repubblica

20 giugno 2004

Caro direttore,
vorrei aderire alla Casa della Libertà, ma a quella vera, vorrei intitolare "forza Italia" il mio prossimo spettacolo, ma forza Italia davvero. L'Italia ha bisogno di più libertà e d'una riscossa! Altro che pulirsi il sedere con il tricolore, come gridò uno dei leader di questo governo. Altro che "chi non salta, italiano è!", come strillò per strada un suo ministro, dopo aver mandato 3mila italiani a rischiare la pelle a Nassiriya. Cosa penseranno di questi ministri della vergogna quei soldati che con il tricolore rischiano sì di saltare, ma sulle bombe irachene?

Nel mio spettacolo chiedo: "Casa delle Libertà"? Ma vogliamo scherzare? Siamo all'appropriazione indebita, all'"economia della truffa", come scrive l'economista statunitense J. K. Galbraith. Secondo un altro economista statunitense, J. Stiglitz, domina l'"asimmetria dell'informazione" (la teoria per cui prese il Nobel): è l'approfittamento - non il profitto - di chi sa a danno di chi non sa: per esempio quello dei top manager che sempre più spesso saccheggiano azionisti, consumatori e Stato. Secondo Stiglitz dai "ruggenti '90" rubano di più molti top manager - per esempio con le famigerate stock option - di quanto mai possano sognar di rubare i peggiori politici).

E in Italia come reagiamo? Fuori i politici delle "convergenze parallele", dentro i pubblicitari, i top manager e gli avvocati della "Milano da bere"! Dentro - purtroppo - non in adatti edifici sorvegliati; dentro nel parlamento, nel governo, nella Rai. Attenzione, non parlo solo del furto dei soldi, ma di uno peggiore, il furto delle parole. Mettiamo, per ipotesi, che costoro non abbiano mai rubato, evaso le tasse, corrotto un finanziere o un giudice, maneggiato fondi neri, società offshore, P2, tangenti, condoni. Ma le parole? Come la mettiamo con il furto con destrezza delle parole? La lingua è il principale bene d'un popolo. Rubargliela è un delitto. Condoniamogli i delitti finanziari, ma non perdoniamogli l'appropriazione indebita delle parole!

La vera "Casa della libertà" (Freedom House) esiste da sessant'anni, non da tre. Fu fondata da Eleanor Roosevelt e da altre personalità statunitensi per promuovere la democrazia nel mondo. Il suo rapporto annuale sulla libertà di stampa classifica le nazioni in libere, semilibere, non libere. Nel 2004 l'Italia è passata da paese libero a semilibero, scendendo al 74° posto, dietro a Benin e Botswana. In Europa, Turchia e Italia sono le uniche pecore nere, i due Paesi semiliberi. Come può un Paese semilibero pretendere d'insegnare la libertà agli altri come vuol fare l'Italia in Iraq?

Come casi di "Deterioramento globale della libertà di stampa" la "Casa della libertà" cita Bulgaria, Italia e Russia, degradate quest'anno di una categoria. Per illustrare il degrado della libertà, la direttrice del rapporto statunitense, signora K. D. Karlekar, cita per nome e cognome il premier italiano e il suo "enorme impero mediatico". Chi sono allora i cialtroni della libertà, quelli della Casa statunitense o quelli della Casa italiana? Del resto la Casa italiana è nata sulle tradizioni e con gli uomini di due aberrazioni della libertà: il fascismo - insieme al comunismo reale tra le maggiori negazioni della libertà in questo secolo - e la propaganda commerciale invasiva e obbligatoria. Per mascherare con la "Libertà" una compagnia di squali della pubblicità, piduisti, mussoline e mussoliniani, fascisti di tutti i tipi (post, ex, neo, ultra), xenofobi mangia bingo-bongo e pochi clericali, non basta la faccia di bronzo, ci vuole un lifting al titanio.

Denunciando le truffe della pubblicità dicevo nel 1993: "Attenti! Mastrolindo è più pericoloso di Craxi". Oggi Mastrolindo e i suoi creativi si son presi il governo, il Parlamento, la Rai. I governanti di prima arraffavano soldi per fare il partito. I governanti di adesso fanno il partito per difendere i soldi arraffati. Cosa dirà Mastrolindo del rapporto 2004 della vera "Casa della libertà"? "Spazzatura!" dirà? Come disse dell'Economist che gli dedicò in due anni tre copertine - un record in 160 anni di pubblicazioni. Minaccerà querele anche agli eredi della signora Roosevelt come fece vanamente con l'Economist?

Se la sua fede a stelle e strisce fosse vera, il portatore sano di democrazia ribattezzerebbe la sua compagnia "Casa delle semilibertà" e cercherebbe di riportare l'Italia al rating statunitense di paese libero. Sapete che Cina, Russia, Italia, Cuba, Vietnam e Nord Corea sono tra i pochi paesi dove il governo o il suo capo pagano ogni mese lo stipendio a più di un migliaio di giornalisti? Ovviamente per garantire la loro libertà. E poi, perché "Casa delle Libertà"? Perché la libertà da garantire non è una sola, quella di Mastrolindo. Sono molte! Quella di Previti, di Dell'Utri, di Borghezio e della cinquantina d'inquisiti o processati o patteggiati o prescritti o condannati che la CdL ha messo al sicuro in parlamento.

C'è un'altra "truffa innocente": Forza Italia. Da più di un secolo era l'incitamento degli italiani per i nostri atleti nel mondo. Prima era di tutti, ora è stato sequestrato. Non possiamo più usarlo, a meno di fare propaganda gratuita al partito di Dell'Utri, Previti e Mastrolindo. "Forza Italia" non lo hanno semplicemente privatizzato, ce lo hanno proprio rubato. Nelle privatizzazioni di un bene pubblico, si paga un indennizzo. Dorian Gray invece s'è preso il malloppo e non ci ha pagato niente. Anzi, già che c'era, si è preso anche il nostro colore - l'azzurro - e visto che un colore non gli bastava, s'è acchiappato anche il tricolore. Lui sa bene che nomi, marchi e logo di successo - es. "Marlboro" o "Nike" - valgono decine di miliardi di euro.

Lui invece "Forza Italia", il nostro azzurro e il nostro tricolore se li è acchiappati gratis. Calcolando poco, diciamo mille euro a testa, Dorian Gray deve agli italiani almeno 57 miliardi di euro, dieci volte più del suo patrimonio. Ha fatto un colpo grosso, eh? Dovremmo battezzare "forza Italia" pizze, gelati, cocktail, barche, navi, spiagge, sentieri alpini, gatti, cani, cavalli, circoli culturali, romanzi, bande, feste. Riprendiamoci il nostro "forza Italia"! Questo bisogno mi è venuto con il mio spettacolo Blackout, mentre spiegavo quanto l'Italia sia scesa in basso. Una ventina dei principali indicatori internazionali di sviluppo ci danno in media al 35° posto nel mondo.

Altro che "nuovo miracolo italiano"! Siamo tra il 20° e il 25° posto per indice di sviluppo umano, reddito pro capite, indice di capacità tecnologica, aiuti allo sviluppo, libri venduti; tra il 30° e il 35° posto per mortalità infantile, indice di corruzione, computer e giornali pro capite; 40° per indice d'uguaglianza, 51° per indice di competitività, 74° per indice di libertà di stampa, 83° per indice di sostenibilità ambientale. Sintomatico è il nostro indice di competitività: 32°, 33° e 34° posto nel 2000, 2001, 2002, 41° nel 2003, 51° nel 2004.

Il lento smottamento ora è frana. Altro che miracoli! Le cause di questo crepuscolo hanno radici nei decenni passati. Una delle cause importanti però è il degrado intellettuale e morale provocato dalla tv commerciale, sia privata sia statale. Vent'anni di questa intossicazione finiscono per convincere che benessere e felicità non dipendono dall'ingegno, dal lavoro e dall'onestà, ma dalla seduzione, dall'imbonimento e dalla furbizia. Economia allora non vuol più dire studiare, ricercare, inventare, produrre, ma ridere, ingannare e vendere. Conducendo gli affari di Stato come quelli pubblicitari e televisivi, i nostri mastrolindi sono riusciti in pochi anni a indebolire l'Italia più di quanto avessero fatto in decenni i loro protettori socialisti e democristiani.

Adeguando diversi ministri e parlamentari alla volgarità e al turpiloquio delle loro televisioni, hanno ribaltato il significato della parola "volgare". Oggi sono le élite a involgarire il volgo. La volgarità non viene più dal basso, ma dall'alto, dagli uomini più ricchi e più potenti del paese, dalle tecnologie e dalle istituzioni che controllano. Non è grottesco che proprio chi per vent'anni ha corrotto la forza, l'intelligenza e la reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido di "Forza Italia"? Proprio loro, che da vent'anni sono i becchini dell'Italia, non possono ora far finta di volerla rianimare.

Beppe Grillo

lunedì, 26 dicembre 2005
alcuni pezzi di un'intervista di Luttazzi apparsa su "the Artist" un mensile di fumetto underground. a cura di Puck


-...è vero che alcuni tuoi spettacoli teatrali sono stati boicottati, per ragioni politiche, da alcuni sindaci che avrebbero dovuto ospitarti nei teatri delle loro città o sono leggende metropolitane che girano in internet?

L.- è vero. la distibuzione teatrale in lombardia mi è preclusa, sembra a causa del distributore regionale, amico di Berlusconi. in puglia e veneto invece i politici mi ostacolano tramite sponsor, che improvvisamente minacciano di andarsene se nella programmazione vengo incluso io. Se capito a Milano o Verona è solo grazie ad organizzatori privati che se ne sbattono dei prepotenti. Mi dispiace per il pubblico di quelle regioni. Si perdono le mie delizie.


-Ho letto che ti è stato proposto il ruolo di opinionista sul FOGLIO, quotidiano di Ferrara di cui Silvio Berlusconi ne è il vero capo.
Ti è stato detto che avresti potuto scriverci tutto quel che avresti voluto, ma tu non hai accettato per coerenza: come mai hanno proprio proposto a te un posto del genere, sapendo benissimo che la pensavi diversamente da loro?


L.- Ho rifiutato per 3 motivi:
1 il foglio è un giornale che lucra 3 miliardi statali all'anno figendo di essere un giornale di partito (Ferrara e altri due parlamentari compiacenti hanno fondato un'associazione cultural-polica apposta, di cui il Foglio sarebbe l'organo)
Se avessi accettato avrei dato il mio consenso a questa schifezza.

2 la libertà è qualcosa che ciascuno di noi a già, non c'è bisogno che arrivi Ferrara a dartela.Nel momento in cui uno ti dà la libertà di fare qualcosa, non è più libertà.

3 il contesto è importante. Se scrivessi sul Foglio, non sarei coerente con tutto quello che ho fatto fino ad ora e in cui credo.
Se avessi accettato, da quel momento sarebbe diventata irrilevante ogni cosa che avrei scritto. Era questo l'obiettivo dell'offerta del diabolico Ferrara.
E' così che fanno:ti comprano. Sono orgolioso di aver rifiutato. Gente che cede c'è nè a bizzeffe. Vedi Gnocchi, Crozza e Cortellesi a Sanremo.


-a proposito di "modo di fare satira" concordo su quanto hai detto più volte a riguardo..e devo ammettere che provo, per quel che fai profonda ammirazione : hai voluto dire delle cose in tv è lo hai fatto, fregandotene dei casini che poi sarebbero successi.Cazzo durante le elezioni europee nessuno a provato a ripetere quello che hai fatto tu, o la Guzzanti con il suo Raiot. Eppure comici di sinistra ce ne sono ancora parecchi alla televisione ma si limitano,se proprio devono, a una comicità facile che se deve mettere alla berlina Berlusconi preferisce accanirsi più sulla sua altezza che sulle sue amicizie.
Mi puoi raccontare quello che sta succedendo alle televisioni? Cos'è anche i comici per paura hanno smesso di graffiare?

L- Evidentemente la prospettiva di finire querelati non alletta nessuno. Quindi la mossa di Berlusconi e soci (colpirne uno per educarne cento) ha funzionato.
Di fatto, in tv adesso si limitano allo sfottò ( il cavaliere mascarato, l'imitazione di La RUssa) senza coinvolgersi moralmente nella denuncia delle malefatte.
Di fatto se fai domande scomode o proponi un punto di vista alternativo, sei fuori, non lavori più. I comici cosidetti di sinistra non hanno più l'alibi dell'ignoranza dopo la mia intervista a TRAVAGLIO, non potranno dire "io non lo sapevo- No tu sai benissimo come ha fatto Berlusconi a creare il suo regime di monopolio e di fatto tu ti sei arricchito sfruttando questo monopolio."
Penso a Striscia,le Iene, Zelig. dovrebbero rifiutarsi, dovrebbero accontentarsi di guadagnare meno restando confinati a teatro. invece..


-c'è una cosa che mi sfugge...insomma, ora come ora quel poco di satira antigovernativa che passano le tv viene solo ed esclusivamente dalle reti di Berlusconi.
Mi spiego..poco dopo il periodo di Satyricon ricordo che Antonio Albanese, a MAi dire domenica, usò parole pesanti contro il premier eppur nessuno protestò..così come i tre conduttori della trasmissione, che lo sfottono tuttora fra un reality show e l'altro...è così che funziona: se sparli di Berlusconi alla rai ti cacciano mentre se lo fai sulle sue reti va sempre bene perchè tu sei controllato e lui passa per un padrone liberale?

L-al massimo fanno sfottò.La Gialappa's non lavorebbe più, se prendesse posizione sul serio, senza alludere solamente, facendo nomi e cognomi.
Se resti a Mediaset, ti accettano come foglia di fico. Quando scoppiò il caso Satyricon, Confalonieri disse ai suoi "chi se l'è lasciato scappare Luttazzi? se il problema era fare ascolti e controllarlo, dovevamo tenerlo con noi". un pò di sano realismo dal vecchio fedele.


- mi interessava la tua idea di un vero e proprio boicottaggio dei 10 maggiori inserzionisti pubblicitari di Mediaset...anche perchè forse è l'unico modo,ora come ora, di recare un danno all'impero economico di Berlusconi...potresti parlarne un pò? quali sono le aziende e che risultati concreti si potrebbero ottenere da un'azione del genere?

L- mi fà molto ridere la richiesta dell'elenco dell aziende.
Tutti me l'hanno fatta.
Bè datevi una mossa: accendete la tv e guardate le pubblicità.
il succo è: il potere politico di SB deriva dal suo potere economico, che a sua volta deriva dalle pubblicità di certe aziende.Si tratta di non comprare i prodotti di quelle aziende che finanziano una politica che non condividiamo.
Un punto però è importante: l'essenza del boicottaggio consiste nell'informarle le Aziende.
Se smettete di comprare i loro prodotti, neanche se ne accorgono.
Dovete inviarli un E-mail o una lettera dove avvisate che finchè faranno pubblicità su quelle reti, voi non comprerete più i loro prodotti.
Il boicottaggio è la risposta. Non avete idea di come siano sensibli gli uffici marketing.

lunedì, 19 dicembre 2005
Quando erano aperte... le case chiuse

"Vu minta? E viene viene! chi cazz'aspietti?" (Vuoi fottere? E vieni vieni! che cazzo aspetti?)

Con queste dolci e seducenti parole, cariche di recondite promesse di inenarrabili piaceri, mi si rivolse incoraggiante la vecchia e grassa puttana, in quel primo pomeriggio estivo di un inoltrato luglio del 1950, vedendomi esitante e dubbioso.

Avevo 17 anni ed ero ancora vergine; una vera vergogna molto frustrante, se pensavo ad altri miei coetanei che avevano, a sentir loro, già una intensa vita sessuale e che mi facevano sentire uno zero quando raccontavano, con aria di vissuta superiorità, le loro invidiabili e fantastiche conquiste; dovevano passare ancora 4 mesi prima che mi fosse legalmente consentito l'accesso al casino - così veniva definita la casa chiusa - e morivo dalla voglia di fare finalmente sesso che non fosse con me stesso; la timidezza non mi aiutava ma lo stesso avevo la curiosità di vedere com'era fatta una donna e gli anni 50, in Calabria, non erano proprio favorevoli agli incontri e agli scambi sessuali tra giovani.

Mi aggiravo incerto nella canicola di quel primo pomeriggio di luglio per i vicoli del quartiere Santa Lucia, nella città vecchia, alla ricerca di una puttana; la difficoltà per me consisteva nel fatto che, non avendone mai vista una, non sapevo chi cercare ne esattamente dove allorché mi sentii così seducentemente apostrofare da quella vecchia megera, che mi chiese 100 lire per il paradiso; non vedendo nei dintorni paradisi migliori, e disperando di trovarne, gliele diedi e lei mi fece entrare nel suo fatiscente antro monolocale a pianterreno, che puzzava di cavolo bollito, di muffa e di sudore rancido; si sdraiò su un letto rifatto alla meglio, aprì le gambe - era già senza mutande - e quel che vidi mi fece uscire precipitosamente a vomitare contro un muro, seguito dalle invettive - frocio, impotente ed altre ancora - della "gentile" baldracca.

Se erano quelle le delizie del sesso femminile ne avrei certamente fatto a meno per il resto dei miei giorni; meglio farsi frate e vivere in castità.

Ma non era destino che la Chiesa acquisisse un nuovo missionario perché, mentre rimuginavo questi "allegri" pensieri, mi sento prendere sottobraccio; era Franchinu u ricchiune - Franchino il ricchione - conosciutissimo in città, un tipo simpatico, amico di tutti i ragazzi con i quali non si permetteva nessuna "avance" ma non avrebbe rifiutato l'approccio all'occorrenza, che faceva l'inserviente presso il casino di Gilda; vedendomi triste e smarrito, mi chiese cosa avessi e gli raccontai il fatto concludendo che le donne non erano pane per i miei denti;

"Hiii! cumu si esaggeratu! nun cuntà fissarie; tu ti ci minti ccu ssi lorde! vieni dumani ari dua aru casin'i Gilda" (Hiii! Come sei esagerato! Non dire fesserie; tu ti ci metti con queste zozze! Vieni domani alla due al casino di Gilda);

"Ma non mi faranno entrare, non ho ancora diciott'anni";

"Nun ti preoccupà, ti fazzu trasa iu, perciò t'haiu dittu i vinì ari dua; a chir'ura dormanu tutti e ti fazzu ji ccu Gina"; (non preoccuparti, ti faccio entrare io, perciò ti ho detto di venire alle due; a quell'ora dormono tutti e ti faccio andare con Gina)

"Va bene, a domani alle due allora, ciao... e grazie";

"Statti bbuonu."

Durante la notte, gatton gattoni, penetrai nella stanza dei miei per un leggero prelievo con destrezza di qualche lira dalla tasca di mio padre, che dormiva profondamente; al buio cercai di limitarmi prelevando una sottile presa di biglietti di banca dal mazzo; risultarono essere 4.500 lire che mi garantivano anche 10 giorni di sigarette, oltre a pagare l'incontro con Gina, e l'indomani alle due ero al casino di Gilda.

Franchino mi fece entrare, mi disse di non far rumore e mi accompagnò in una stanza dove c'era Gina, che già era stata avvertita del mio arrivo; era in vestaglia dalla quale si intravedeva una lunga e bella coscia e già questa mi riconciliò con genere femminile; Franchino le aveva detto che ero vergine e di fare le cose per bene. Lei le fece tanto bene che ancora oggi sono riconoscente a questa donna bella e generosa che non solo mi fece amare l'amore ma mi dette consigli utili per le mie future incursioni in casino.

Non volle nemmeno essere pagata.

"Dovrei pagare io te, sono stata la tua prima donna e ti ho avuto io per prima, e poi oggi per te è speciale, è il tuo gran giorno e questo va festeggiato, ma non ti ci abituare perché la prossima volta pagherai", e mi strizzò l'occhio sorridendo.

Se penso che la mia virilità fu salvata dall'intervento di un omosessuale non si meraviglierà nessuno che io conservi una grande riconoscenza per Franchino e che provi simpatia per tutta la categoria.

Questa fu la mia prima volta in casino, ma era stata una visita di straforo e non sapevo come si svolgevano in realtà i fatti; per saperlo dovetti aspettare ancora per 4 mesi il giorno del mio diciottesimo compleanno, che andai a festeggiare proprio in casino e dove entrai con pieno diritto esibendo la mia carta d'identità nuova nuova.

Andai da Gilda alla ricerca di Gina, ma non la trovai. Seppi in seguito che le puttane restavano nello stesso casino o nella stessa città solo una "quindicina", cioè quindici giorni, poi arrivavano ragazze nuove a dare il cambio.

Non ci avevo mai fatto caso prima ma, dopo che cominciai a frequentare le case (ovvio che non ci andavo tutti i giorni, solo un paio di volte al mese), ci facevo più attenzione e non era raro vedere periodicamente la madama o Franchino che andavano alla stazione ferroviaria ad accogliere le nuove arrivate con la carrozzella; si sapeva così che erano arrivate ragazze nuove e la sera si verificava una affluenza da fiume in piena al casino; spesso l'affluenza era tale che il salone era strapieno e regolavano le entrate, facendo entrare tanti clienti per quanti ne uscivano.

Il mio rapporto con le donne di vita in genere è stato sempre improntato, un po' per timidezza e molto per educazione, al massimo rispetto; le trattavo come se fossero vere signore, mai parole volgari e sempre col sorriso, non davo mai del tu se non mi veniva richiesto, non ordinavo ma chiedevo, non esigevo prestazioni particolari ma domandavo, per favore, se erano possibili; raramente ho avuto problemi con qualcuna di loro, e quando per disavventura incocciavo in una con cattivo carattere preferivo pagare ed andarmene senza... consumare; cercavo però, prima di scegliere, di capire di quanta simpatia fosse dotata la.. prescelta.

"Non vi era un unico modello di casa di tolleranza. C'erano le case di lusso, con saloni sontuosi e camere confortevoli. Accanto a queste, le case di seconda categoria ed infine i lupanari maleodoranti, destinati alla fascia di popolazione più povera."

La frase in corsivo sopra l' ho tratta da un sito Internet, su cui si parla diffusamente della "famigerata" legge Merlin, e quanto afferma corrisponde più o meno a verità.

A Cosenza non c'erano case di lusso e nemmeno di seconda categoria, ma definire addirittura "lupanari maleodoranti" i tre casini esistenti mi sembra, almeno per quel che ricordo, un po' eccessivo. Erano modesti ma puliti e non bisogna esagerare; non avevano divani e poltrone imbottite ma panche di legno ed aleggiava un odore di profumo a buon mercato, frammisto a sudore e sentore di femmina, che nell'immaginario era diventato distintivo di "odor di puttana".

D'altra parte impiegati, artigiani, studenti e operai non avrebbero potuto permettersi di più o di meglio, se pure ci fosse stato; mentre per i professionisti, avvocati, medici, ingegneri, ricchi commercianti in vena di una rapida "botta di vita" c'era il salottino riservato; che poi non era più lussuoso del grande salotto comune, serviva solo a non farsi vedere dal "volgo" in quanto la madama, avvertita della loro presenza, chiudeva la porta del salotto comune così da non essere visti quando entravano.

Tutto questo ovviamente costava di più ma, anche i professionisti non erano esenti dal pericolo di beccarsi una blenorragia, come non lo erano i meno abbienti; le ragazze subivano visite mediche trisettimanali ma l'unico cliente veramente garantito da malattie era il primo che andava con la ragazza subito dopo la visita medica; tutti gli altri che seguivano rischiavano che prima di loro qualcuno infetto avesse infettato la ragazza e restare a loro volta "impestati", come si diceva allora.

Il casino funzionava dalle 16 alle 24, ma era la sera, dalle 18 alle 20 e dopo le 21 che c'era la maggiore affluenza. Si bussava e l'inserviente apriva la porta, faceva accomodare il cliente in un salone abbastanza spazioso da contenere, appoggiate alle pareti, tre o quattro panche ed una dozzina di persone; in un angolo la cassa, dietro la quale sedeva la madama che vendeva le marchette, da una porta si accedeva ad un lungo corridoio su cui si aprivano le camere; le puttane, cinque o sei, più o meno svestite si esibivano passeggiando su e giù o sedendo insieme ai clienti, facendosi ammirare e invitando i clienti a scegliere e ad andare in camera; il cliente che si decideva comprava alla cassa la marchetta, che consegnava alla ragazza con la quale si appartava; questa, mentre lo lavava (e lo spremeva per controllare l'eventuale presenza di pus giallastro), chiedeva il regalino in più, in cambio di una migliore prestazione e se non lo otteneva diventava se non scortese alquanto sbrigativa. Anche la madama per suo conto incitava, dicendo che loro non avevano tempo da perdere con froci impotenti, che lì si lavorava e quindi: "andiamo, belli, andiamo! Qui si chiava e non si guarda gratis; muoversi, cazzo, muoversi!", e non era raro il caso che, quando battevano troppo la fiacca, la madama incazzata sbattesse tutti fuori chiudendo la porta in faccia ai recalcitranti clienti, per poi riaprirla un quarto d'ora dopo; effettivamente molti andavano al casino per rifarsi gli occhi per una mezz'oretta e non per spendere le 180 lire, tanto costava la marchetta semplice, 300 lire la doppia, 500 il quarto d'ora.

Ripensandoci forse non è sbagliata la definizione di "lupanare"; almeno per quanto riguardava "l'eleganza" dei modi.

Il casino ricostruito nel film Paprika, di Tinto Bras, è un esempio di casino di seconda categoria; divani imbottiti, quadri alle pareti, ragazze più belle, un po' di classe in più, tariffe leggermente ma sensibilmente più alte, 250 lire la marchetta semplice e 500 lire la doppia, detta così per il doppio del tempo di permanenza in camera o almeno per fare le cose senza fretta, perché si riceveva un miglior trattamento nelle prestazioni e non perché si riuscisse a farne due; ma ne valeva la pena.

Io ne ho frequentato uno così, durante il mio servizio militare come semplice soldato di fanteria, a Bologna; era in Borgo Panigale, leggermente fuori presidio e noi soldati semplici non avremmo potuto andarci senza incorrere tecnicamente nel reato di diserzione, ma le autorità militari chiudevano un occhio. Era gestito dalla signora Ada, una donna molto bella, con capelli bianco-azzurri ed una pelle molto fresca e liscia per i suoi 60 anni; mi aveva preso a benvolere e tollerava il mio innamoramento per una delle ragazze, una veneta di Padova che mi ricambiava; mi tollerava perché la veneta, una volta finite le 7000 lire ricavate dalla vendita della mia chitarra, non volle più essere pagata, senza di che addio amore; forse aveva qualche nipote a fare militare da qualche parte, la signora Ada.

Casini di lusso, non essendo nobile, ricco, o comunque danaroso, non ne ho mai frequentati e quando avrei potuto permettermeli li avevano chiusi; per cui posso immaginarli ma non sono in misura di dirvene. Chiedete a chi c'è stato.

Da quanto detto finora può sembrare che io avessi una bella tempra di puttaniere e forse lo ero, ma "temporibus illis", o questo o ti sposavi; io ho preferito questo, costava di meno.

Ma anche gli uomini sposati frequentavano i casini e, a mio modesto avviso, i veri puttanieri erano loro.

Poi in luglio 1958 i casini furono chiusi (in quell'anno erano registrate 560 case, 3353 posti letto, 2705 ragazze), grazie al pervicace e costante interessamento della senatrice Merlin; non sta a me dire in questa sede se fu un bene o un male, di fatto la prostituzione, che prima era regolamentata ed esercitata in case chiuse, si riversò da allora per le strade e diventò monopolio di magnaccia e della criminalità organizzata.

Si parla in questi ultimi tempi di riaprirle e non sarebbe del tutto sbagliato di equiparare le prostitute alla categoria dei normali lavoratori, con tanto di contributi, assicurazione, cassa mutua e pensione di vecchiaia... ahimè, nel loro caso alquanto precoce.

Di sicuro la senatrice Merlin aveva le migliori intenzioni e con la sua legge voleva restituire dignità umana a quel genere di donne; ma non aveva considerato che la prostituzione, per essere il mestiere più vecchio del mondo, è un problema irrisolto ed irrisolvibile, almeno finché non si da seriamente la caccia al magnaccia invece di infastidire il fruitore di prestazioni sessuali a pagamento; o finché non si sconfigge la fame nel mondo... ed anche allora ci sarà sempre una certa categoria di donne che, se non lo farà per fame, lo farà per ottenere il superfluo con poca fatica.

Ma questa è solo una mia opinione.

Cosenza, 30 Novembre 2000


lunedì, 12 dicembre 2005
Leggi strane negli States

"Anche le leggi più dure vanno rispettate", sentenziavano i giuristi dell'antica Roma. E dovrebbe essere così. Ma, si sono chiesti due giovani americani, devono essere rispettate anche quando sono ridicole? Due giovani neodiplomati della Georgia, Andy Powell e Jeff Koon, hanno scritto un manuale che raccoglie le leggi più ridicole e più stravaganti emanate nei 50 stati Usa. Il risultato sembrerebbe incredibile.
Curiosità: ecco alcune delle più bizzarre leggi che esistono veramente negli USA e nel mondo, che è bene conoscere prima di fare un viaggio all'estero per non incorrere in spiacevoli inconvenienti (queste leggi sono tutte vere!):

Leggi strane USA 

- nello stato di New York è vietato tenere un gelato in tasca di domenica mentre si passeggia per le strade della capitale.

- sempre a New York, è vietato, ed è prevista una multa salatissima per chi non ottempera al precetto, addormentarsi dal parrucchiere sotto il casco.

- in Virginia, ad esempio, è severamente vietato avere rapporti sessuali con i porcospini, non perché sia del tutto impossibile, sia chiaro, ma perché tale specie non supera i 20 Kg di peso.

- in Alaska per citare una delle leggi più originali e carine è vietato gettare un alce vivo dall'aereo, quindi sarà bene verificare prima del lancio che il povero animale sia veramente morto.

- svegliare poi un orso per fargli una foto sarebbe una violazione imperdonabile: se si riuscisse mai a scampare dalle grinfie dell'orso inferocito si dovrebbe poi affrontare la legge statunitense.

- se vi capita di passare dalle parti di Los Angeles cercate di resistere alla tentazione di leccare i rospi locali, è espressamente proibito dalla legge.

- non fate le boccacce ai cani dell'Oklahoma, sono molto permalosi e si rischia di finire addirittura in carcere.

- in Texas è vietata l'intera Enciclopedia Britannica perchè contiene la formula per farsi la birra in casa.

- in Alabama un uomo può percuotere la moglie purché lo faccia con un bastone meno spesso di un dito.

- in Ohaio non è lecito dare da bere ai pesci

- nella Carolina del Sud non è possibile tenere cavalli dentro la vasca da bagno.

- a San Francisco si può passeggiare con un elefante al guinzaglio, ma non si possono utilizzare mutande usate per pulire la macchina. Pena il carcere.

- in Alabama non si può andare in chiesa con baffi finti,

- in Minnesota se mordi qualcuno sei colpevole di aggressione. E, per giunta, se hai la dentiera l'aggressione è aggravata.

- in Arizona non si deve sorridere in pubblico se ti manca più di un dente in bocca.

- nello Utah puoi conservare un ordigno nucleare in casa. Ma è vietato farlo esplodere, altrimenti, se si sopravvive, si può incorrere in guai, e gravi, con la giustizia.

domenica, 11 dicembre 2005
certe volte fa buio presto certe volte fa buio pesto

Quello che penso di Internet:

Una delle più grandi invenzioni del mondo industrializzato, come è oggi la rete soddisfa le più svariate esigenze:

Pornografia
Musica
Film
Business
Notizie
etc


Notizie:

a volte fare una ricerca su internet può risultare dispersivo dove informazioni che possono essere considerate di tutto rispetto si mischiano a puttanate colossali, non sempre è possibile verificare l'attendibilità della fonte, detto questo spazio all'immaginazione... la fonte non è attendibile? potete scegliere a quale storia credere, quella che ci viene proposta dall'informazione pilolata dai media oppure a quella del Mr.X di turno, viva il rischio dunque. Io alla storiella di capuccetto rosso che va a trovare la nonna e viene mangiata dal lupo non ci ho mai creduto, la verità? non possiamo sapere cosa accade realmente ci limitiamo a giudicare attendibili le notizie che vengono classificate ufficiali.

Film e Musica

Perchè andare al cinema o recarci in un negozio di dischi quando possiamo avere tutto e subito direttamente a casanostra? Basta disporre di una connessione a  banda larga e il gioco è fatto. Fanculo quindi chi boicotta i programmi p2p, con pochi soldi (quello di un abbonamento adsl appunto) è possibile farsi una cultura sia in ambito cinematografico che musicale, non regge la storia del "chi scarica non compra"  la maggiorparte dei dischi che ho comprato in primis li ho ascoltati in mp3, viva gli mp3 che ci permettono di farci un'idea e risparmiarci di spendere soldi inutilmente per un prodotto che magari non vale neanche la metà del suo prezzo, stessa cosa per DivX, ad ogni modo oggi come oggi dubito seriamente che i programmi p2p cesseranno di esistere, scaricare materiale multimediale è uno dei motivi basilari per cui la gente decide di pagare l'abbonamento al provider di turno.

Business

Le aziende oramai da parecchio tempo si sono tuffate nell'e-business, la maggiorparte anche con profitto, ma anche il cittadino privato che decide di farsi il suo shop online può guadagnare il suo gruzzoletto basta dare un'occhiata ad ebay ( che tutti noi conosciamo ). C'è chi fa il business dunque ma c'è anche  chi lo subisce, io lo subisco e devo dire volentieri, sulla rete sono riuscito a trovare cose che qui nella mia città non trovo o anche cose che qui sono a portata di mano ma a META' PREZZO, il risparmio attrae, chi risparmia o chi crede di risparmiare inevitabilmente compra io sono tra questi.

Pornografia

Cominciamo col dire e che io odio la censura, su internet la censura non esiste, ognuno trova quello che vuole, animali, vegetali, donne vs donne, uomini vs donne, uomini vs uomini.  Non sono un erotomane ma il mio l'ho scaricato, ogni tanto non c'è niente di meglio di un bel film porno (condito da una pippa? perchè no?.)

ps

i pedofili sono una piaga da abbattere.


Conclusione :

Il pc è un elettrodomestico che oramai è entrato a far parte della maggiorparte delle nostre vite e sopratutto nella mia vita. Trovo sempre il piacere di stare online.. ma :

non c'è niente come la vita reale, una birra ad un pub con il tuo migliore amico oppure guardare il tramonto o il sole sorgere, respirare una boccata di aria fresca.. (ok sono cose fin troppo banali ma che troppo spesso passano in secondo piano)

Perchè ho aperto questo blog?

Per raccontarvi i cazzi miei? (Non solo)
Per annoiarvi ? (E' probabile)

Quindi tornerò a scrivere qui e voi se vorrete vi sorbirete la mia riflessione o il mio scazzo di turno, a presto :)

About me

Utente: DayTurnsNight

Recent comments

Archives

oggi
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Categories

Recent photos

Buttons

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Counter

visited *loading* times

Credits

  Distributed by:
Template copyright :
V4NY ONLY TEMPLATES

Images hosted by » IMGSpot.com